Diamante Jacob: Purezza Strutturale e Fascino di un Destino Insolito
Nel panorama delle grandi gemme storiche, poche sanno coniugare un’eccezionale caratura a una biografia così singolare come il Diamante Jacob. Se molti dei suoi celebri “colleghi” (come il Koh-i-Noor o l’Hope) portano con sé leggende di sangue, maledizioni dinastiche e saccheggi, il Jacob (noto anche come Victoria), ha seguito un percorso diverso: una storia di intrighi legali, rivalità coloniali e un memorabile, quasi ironico, disinteresse da parte dei suoi proprietari.
La gemma fu ricavata da un cristallo grezzo mastodontico di 457,5 carati, scoperto nel 1884. Sebbene alcune fonti storiche oscillino tra i depositi alluvionali indiani di Golconda e il Sudafrica, i dati d’archivio e le tempistiche di mercato spingono gli esperti verso l’origine sudafricana (presumibilmente l’area di Kimberley), con un successivo passaggio ad Amsterdam per la delicata fase di taglio.
Da un punto di vista strettamente gemmologico e mineralogico, il Jacob è un capolavoro della natura. Con i suoi 184,75 carati (circa 36,9 grammi), questa gemma vanta un peso quasi doppio rispetto alla forma attuale del celebre Koh-i-Noor (105,6 ct), posizionandosi stabilmente nella top 10 dei diamanti tagliati più grandi al mondo. Si presenta con un classico taglio a cuscino rettangolare modificato (antique cushion cut) da 58 faccette.
Le sue vicissitudini storiche sembrano uscite dalla penna di Rudyard Kipling (e in effetti, si narra che lo scrittore si ispirò proprio al primo proprietario della gemma per un personaggio del suo capolavoro Kim). A differenza di altre pietre, il Jacob ha cambiato pochissimi proprietari, ma ognuno ha lasciato un’impronta indelebile.
Nel 1887, il grezzo venne inviato ad Amsterdam presso la ditta di Jacques Metz per essere lavorato. Il taglio fu un vero e proprio evento pubblico: la prima sfaccettatura venne eseguita dal maestro tagliatore M. B. Barends alla presenza della Regina Guglielmina d’Olanda.
Il diamante deve il suo nome ad Alexander Malcolm Jacob, un carismatico e misterioso mercante di origini turco-ottomane, specializzato in antichità e gemme di alto livello con base a Simla. Nel 1891, Jacob intercettò la pietra ad Amsterdam e capì di avere tra le mani il pezzo perfetto per il cliente più facoltoso dell’epoca: Mahbub Ali Khan, il 6° Nizam di Hyderabad, sovrano di uno dei principati più ricchi e sfarzosi dell’India coloniale.
Il Nizam accettò l’acquisto per l’enorme cifra di 46 lakh di rupie, versando a Jacob un cospicuo anticipo. Da quel momento, l’affare si trasformò in un incubo diplomatico. Tra malintesi sui flussi finanziari e le forti pressioni del governo britannico – che sospettava Jacob di essere una spia al soldo della Russia – il Nizam si sentì raggirato e intentò una causa per truffa.
Il processo scatenò un clamore mediatico senza precedenti: per la prima volta nella storia coloniale, un principe indiano di altissimo rango fu costretto a testimoniare davanti a un tribunale britannico, subendo quello che venne percepito come un gravissimo affronto personale. La corte decretò infine il passaggio del diamante al Nizam, ma a un prezzo pesantemente decurtato che mandò Jacob in bancarotta (morirà anni dopo in povertà).
Disgustato dalla vicenda e convinto che la pietra portasse sfortuna, il 6° Nizam la ribattezzò Manhoos Hira (il diamante maledetto) e rifiutò persino di incastonarla. La avvolse in un panno e la infilò nella punta di una sua vecchia pantofola da camera, dimenticandosene completamente.
Il diamante riemerse dal buio solo anni dopo la morte del sovrano. A ritrovarlo per caso, dentro la calzatura del padre a Palazzo Chowmahalla, fu il figlio ed erede Mir Osman Ali Khan, il 7° e ultimo Nizam di Hyderabad (incoronato dal Time nel 1937 come l’uomo più ricco del mondo).
Tuttavia, nemmeno il nuovo Nizam parve impressionato dalla regalità del diamante. Notando la stabilità offerta dal fondo piatto della gemma e le sue generose dimensioni, decise che l’uso ideale per quel tesoro da 184 carati fosse… un comune fermacarte! Per decenni, il Jacob rimase poggiato sulla sua scrivania, a trattenere la corrispondenza quotidiana e i documenti ufficiali dello Stato.
Il destino moderno del Jacob è stato segnato da una lunga battaglia legale. Nel 1995, dopo anni di complesse trattative tra gli eredi dell’ultimo Nizam e lo Stato, il Governo dell’India ha acquisito l’intera e inestimabile collezione dei Gioielli di Hyderabad per circa 13 milioni di dollari, impedendone la dispersione o la vendita all’estero e proteggendola come Tesoro Nazionale.
Oggi, il Diamante Jacob riposa in massima sicurezza nei caveau della Reserve Bank of India a Mumbai. Non è più nascosto in una pantofola, né copre vecchie lettere d’ufficio: viene mostrato al mondo solo in rarissime e selezionate esposizioni temporanee, custode silenzioso di un’epoca di ineguagliabile opulenza e bizzarri colpi di scena.
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