Il Diamante Wittelsbach-Graff: Tra Geologia Mitica, Storia Reale e il Taglio più piscusso del Secolo
Il Wittelsbach-Graff non è semplicemente una gemma straordinaria; è un frammento di storia europea che racchiude in sé i segreti più intimi della Terra e le passioni più accese dell’uomo. Insieme al celebre Hope, rappresenta l’aristocrazia assoluta dei diamanti blu storici. Una gemma capace di dividere il mondo della gemmologia tra la venerazione per l’antico e la ricerca della perfezione moderna.
Come quasi tutti i grandi diamanti blu che hanno segnato la storia, il Wittelsbach affonda le sue radici nelle leggendarie e ormai esaurite miniere di Kollur, nella mitica regione di Golconda, in India. Estratto verosimilmente a metà del XVII secolo, condivide con il diamante Hope un’identica culla geologica e proprietà fisiche spettacolari.
Dal punto di vista gemmologico, si tratta di un rarissimo Type IIb. L’assenza di azoto rilevabile sposa la presenza di tracce di boro, l’elemento chimico responsabile della sua magnetica colorazione blu. Se sottoposto alla luce ultravioletta a onde corte (SWUV), il Wittelsbach mostra una forte e persistente fosforescenza rosso-arancio: una firma gemmologica gemella di quella dell’Hope.
Nonostante queste incredibili analogie, gli studi approfonditi condotti dal Gemological Institute of America (GIA) tramite la tecnologia DiamondView hanno risolto un vecchio dilemma: i due diamanti non provengono dallo stesso cristallo grezzo, pur avendo vissuto una genesi geologica identica nelle profondità del mantello terrestre.
Le prime tracce documentate collocano la gemma a Vienna, intorno al 1710, tra i tesori della casata d’Asburgo. Il legame con il nome che porta ancora oggi nasce nel 1722, quando l’arciduchessa Maria Amalia d’Austria andò in sposa a Carlo Alberto di Baviera, esponente della dinastia Wittelsbach. Il diamante faceva parte della dote nuziale.
Nel 1806, con la proclamazione di Massimiliano I a primo Re di Baviera, la pietra visse il suo momento di massima sacralità: venne incastonata all’apice della corona reale, proprio sotto la croce. L’ultima apparizione pubblica ufficiale in questa veste regale avvenne esattamente un secolo fa, nel 1921, durante i solenni funerali di Ludovico III.
Il XX secolo portò con sé il declino delle monarchie e la Grande Depressione. Nel 1931, la famiglia Wittelsbach tentò di monetizzare la gemma affidandola a Christie’s, ma l’asta andò deserta. Da quel momento, il diamante scivolò in un lungo cono d’ombra. Pensate che all’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958 venne esposto un grande diamante blu anonimo: quasi nessuno tra i visitatori si rese conto che si trattava del leggendario Wittelsbach.
Il primo grande “bivio” gemmologico avvenne nel 1962. I proprietari dell’epoca, la famiglia Goldmuntz, affidarono la pietra al celebre tagliatore belga Joseph Komkommer con l’ordine di ri-tagliarla per modernizzarla. Komkommer diede prova di una straordinaria sensibilità storica e deontologica: riconobbe l’immensità di quel taglio antico a 82 faccette e si rifiutò categoricamente di toccarlo. Preferì invece formare un consorzio di investitori per acquistare la gemma e preservarne l’integrità.
Il vero colpo di scena contemporaneo si consuma nel dicembre del 2008, quando la gemma torna da Christie’s a Londra. Ad aggiudicarsela è il re dei diamanti, Laurence Graff, per la cifra record di 16,4 milioni di sterline (circa 24 milioni di dollari dell’epoca).
A differenza di Komkommer quarantasette anni prima, Graff decide di intervenire sulla pietra per portarla, secondo i canoni moderni, alla massima espressione di purezza e colore. Nel 2010 la gemma subisce una metamorfosi radicale per mano di tre maestri tagliatori: vengono eliminate le storiche scheggiature sul filetto, viene ridotto il grande apice (la tavola inferiore) e viene ottimizzata la rifrazione della luce.
Ritagliata con taglio a cuscino brillante stellare ovale moderno, la gemma acquisì grado di purezza IF (Internally Flawless), colore Fancy Deep Blue e un peso di 31.06 carati.
L’operazione di Graff ha letteralmente spaccato in due la comunità gemmologica internazionale e il mondo della storia dell’arte, sollevando un interrogativo etico profondo: è lecito modificare un reperto storico di tale portata?
Molti direttori di musei ed esperti di arte, accusarono il gioielliere di aver sacrificato l’archeologia della gemma sull’altare del profitto commerciale.
La replica di Graff fu netta e pragmatica: “Non abbiamo distrutto la storia, abbiamo solo tolto i difetti del tempo. Ora la pietra esprime la sua vera, assoluta perfezione”.
Oggi il Wittelsbach-Graff è custodito in una blindatissima collezione privata. Nel 2011, Laurence Graff lo ha ceduto all’ex emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, per una cifra astronomica stimata intorno agli 80 milioni di dollari.
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